24 Settembre 2020
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PRIMA CATEGORIA: CONSIDERAZIONI SULL´ANNATA AGONISTICA

Questa volta la retrocessione ha fatto veramente male. Vedere dei ragazzi piangere è segno di grande attaccamento alla maglia e disperazione per non aver tagliato un traguardo che sembrava alla portata, con un inseguimento che ha avuto del miracoloso (ventidue punti in quindici partite è un ritmo da play off !), vanificato sul filo di lana da una serie di circostanze che fanno comprendere come una società che, per principio e, a mio parere, giustamente, a questi livelli, non mette a disposizione risorse economiche (che non siano le spese vive per affrontare il campionato) fa molta fatica a mantenere anche la Prima Categoria. La fidelizzazione degli atleti, il rispetto degli arbitri e delle altre società, quando mancano lasciano il segno nei risultati sul campo.
Sostenere tornei impegnativi come la Prima Categoria solo con le proprie forze nella speranza di azzeccare un gruppo affiatato e tecnicamente valido che non si sfarini alle prime difficoltà è un´impresa che non sempre riesce.
E quest´anno, sin dalle prime partite, ci sono state defezioni importanti: incomprensioni, impegni di studio o professionali, infortuni, hanno impedito di portare a compimento un lavoro proficuo sul materiale umano.
Quanto conti la forza dell´organico si è visto nel girone di ritorno quando l´innesto, nei ruoli chiave, di atleti di alto livello come Andreu Diaz, Miecchi, Fazzini e Soltana, ragazzi seri che hanno garantito impegno, qualità e continuità, ha permesso ad una squadra frustrata e perdente di giocarsela sino in fondo. E se nelle ultime giornate, squadre appagate non avessero mollato, se qualche arbitro in cattiva giornata (vedi, per tutte, la partita col Trebbo) avesse fatto sino in fondo il proprio dovere, il miracoloso recupero sarebbe arrivato in porto. In fondo bastava un misero punticino per giocare un meritato play out.
Di positivo, oltre alle considerazioni svolte sulla seconda parte ineccepibile di campionato, c´è la valorizzazione di qualche giovane del vivaio, in particolare la consacrazione di Zacchi, centrale fisico e tecnico e, in prospettiva, i progressi di Listorto trequartista ma anche attaccante. Sempre all´altezza delle attese, gli uomini Si.Be., l´eterno capitan Tiana, il trascinatore Righi, il bomber Canessi autore di un girone di ritorno di tutto rispetto, gli inesauribili cursori Bacchi Reggiani e Lillo fino al fedelissimo Degli Esposti (quest´ultimo ha patito qualche acciacco di troppo). Discreta continuità ed impegno hanno profuso Gavioli, Molinari, Parmeggiani ed i due portieri Oreste e Marino.
La batosta è stata pesante.
Non è il momento di parlare di futuro.
E´ necessario, prima, leccarsi, sportivamente, le ferite.
C´è da sperare che la società sappia gestire la transizione cercando di creare le premesse per ricostruire un gruppo vincente e pronto per risalire subito in una categoria che ha dimostrato di meritare.
In bocca al lupo!

E.Righi
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